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Il ponte sul Reno
da Caio Giulio Cesare - De bello gallico -
libro IV (XVII-XVIII)
libera traduzione di Mariano Gallo
Dalle memorie di guerra del grande
condottiero ci è stata trasmessa la documentazione delle attività di un cantiere
dell'anno 55 a.C..
Dal punto di vista umano è da rilevare lo spirito di sfida che da sempre anima i
costruttori di grandi opere d'Ingegneria.
Dal punto di vista tecnico si apprezza la concezione delle pile a telaio con piedritti
inclinati, frutto dell'evidente intuizione del favorevole effetto irrigidente dovuto al
comportamento prevalentemente assiale rispetto a quello flessionale. La descrizione,
necessariamente sommaria, lascia trasparire un progetto nel quale sono ben chiari i ruoli
statici e funzionali dei diversi elementi della costruzione: il complesso integrato
fondazione-pila, gli irrigidimenti supplementari, le strutture principali e secondarie
dell'impalcato, senza dimenticare le opere di difesa passiva.
Poco credibili, naturalmente, i tempi di esecuzione, pur immaginando l'alacrità di questo
gruppo di genieri di due millenni or sono.
XVII. Caesar his de
causis quas commemoraui Rhenum transire decreuerat; sed nauibus transire neque satis tutum
esse arbitrabatur, neque suae neque populi romani dignitatis esse statuebat.
Itaque, etsi summa difficultas faciendi pontis proponebatur propter latitudinem,
rapiditatem altitudinemque fiuminis, tamen id sibi contendendum aut aliter non traducendum
exercitum existimabat.
Rationem pontis hanc instituit. Tigna bina sesquipedalia paulum ab imo praeacuta dimensa
ad altitudinem fluminis interuallo pedum duorum inter se iungebat.
Haec cum machinationibus inmissa in flumen defixerat fistucisque adegerat, non sublicae
modo derecte ad perpendiculum, sed prone ac fastigate, ut secundum naturam fluminis
procumberent, his item contraria duo ad eundem modum iuncta interuallo pedum quadragenum
ab inferiore parte contra uim atque impetum fluminis conuersa statuebat. Haec utraque
insuper bipedalibus trabibus inmissis, quantum eorum tignorum iunctura distabat, binis
utrimque fibulis ab extrema parte distinebantur; quibus disclusis atque in contrariam
partem reuinctis tanta erat operis firmitudo atque ea rerum natura ut, quo maior uis aquae
se incitauisset, hoc artius inligata tenerentur. Haec derecta materia iniecta
contexebantur ac longuriis cratibusque consternebantur; ac nihilo setius sublicae et ad
inferiorem partem fluminis oblique agebantur, quae pro ariete subiectae et cum omni opere
coniunctae uim fluminis exciperent, et aliae item supra pontem mediocri spatio, ut, si
arborum trunci siue naues deiciendi operis essent a barbaris missae, his defensoribus
earum rerum uis minueretur, neu ponti nocerent.XVIII. Diebus decem quibus materia coepta erat conportari omni
opere effecto exercitus traducitur. |
XVII. Cesare, per le
ragioni che ho ricordato, aveva stabilito di attraversare il Reno; ma giudicava che
l'attraversamento con navi, oltre a non essere sufficientemente sicuro, non si addiceva al
suo decoro personale né a quello del popolo romano.
Pertanto, nonostante le grandi difficoltà che la costruzione di un ponte comportava,
considerata la larghezza, l'impetuosità e la profondità del fiume, tuttavia riteneva di
dover affrontare questa sfida, anche a costo di rinunciare a trasferire l'esercito.
Concepì dunque il ponte in questo modo. Piedritti in legno dello spessore di un piede e
mezzo, un poco appuntiti all'estremità inferiore e di altezza adeguata alla profondità
del fiume, furono collegati a coppie tenendoli distanziati di due piedi.
Questi, calati nel fiume con apposite attrezzature, furono messi in posizione e infissi con
battipali, non verticalmente come le comuni palificate, ma inclinati secondo corrente; di
fronte ad essi, quaranta piedi a valle, furono disposte coppie di piedritti analoghe, ma
inclinate contro corrente.
Tra le opposte coppie di piedritti, in sommità, furono posti in opera trasversi dello
spessore di due piedi, pari al distanziamento dei piedritti, e collegati a entrambe le
estremità mediante coppie di caviglie; con questi trasversi che le distanziavano e le
collegavano contemporaneamente, le strutture acquistavano una rigidezza e un comportamento
tale che quanto più aumentava la spinta della corrente tanto più i dispositivi di
collegamento si serravano.
Queste strutture furono poi collegate con travi longitudinali, sulle quali fu steso un
impalcato di tavolame e graticci; inoltre altri pali obliqui furono infissi dal lato di
valle, i quali, con la loro funzione di puntello intelaiato con le altre strutture,
contribuivano a sostenere la spinta della corrente; altri pali ancora furono infissi poco
a monte del ponte, a difesa da eventuali tronchi d'albero o altri natanti gettati dai
nemici, per attutirne l'impatto ed evitare danni al ponte.XVIII. Nel giro di dieci giorni dall'inizio dell'approvvigionamento
dei materiali da costruzione l'esercito potè passare sul ponte. |
Nota: il piede romano corrisponde a 0.296 m.
Figura in rame di
Andrea Palladio tratta da : "La guerra gallica" -
Biblioteca Universale Rizzoli - 1999
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