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Sugli effetti del ritiro e della viscosità in travi da ponte in sezione mista acciaio-calcestruzzo con precompressione longitudinale della soletta.

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2) IL CASO PRATICO

Lo spunto per uno studio approfondito delle problematiche connesse alla precompressione longitudinale della soletta è stato offerto dalla progettazione di un impalcato autostradale continuo su quattro campate con luci di 60 - 80 - 110 - 80 m. La struttura ha una larghezza totale di 10.50 m. ed è costituita da un cassone monocellulare metallico ad anime sub-verticali, di altezza 4.50 m., con una soletta in calcestruzzo di spessore 30 cm.

L'Amministrazione appaltante aveva previsto, in uno studio preliminare, le seguenti modalità costruttive:

a) montaggio della sola struttura in acciaio sullo schema statico definitivo;

b) getto della soletta nelle zone prossime agli appoggi, non solidarizzata alla struttura metallica (il getto è effettuato su pre-dalles, con vani non gettati in corrispondenza dei connettori);

c) contemporaneo getto della soletta nelle zone centrali delle campate, direttamente solidarizzato alla struttura metallica;

d) a 28 gg. dal getto: precompressione della soletta mediante cavi longitudinali rettilinei del tipo "unbonded" preventivamente inglobati nel calcestruzzo;

e) a 90 gg. dal getto: solidarizzazione della struttura mediante getto di riempimento delle "tasche" in corrispondenza dei connettori;

f) completamento della struttura (cordoli, pavimentazione ecc.).

Date le caratteristiche dell'opera e la singolarità del procedimento costruttivo, si è ritenuto doveroso indagarne il regime statico nel tempo con un ragionevole grado di confidenza.

 

3) LE PROBLEMATICHE

Gli aspetti più caratteristici del comportamento di una struttura mista in acciaio-calcestruzzo sono quelli legati al ritiro e alla viscosità del calcestruzzo. Nel caso in esame (struttura iperstatica e precompressa, con solidarizzazione differenziata della soletta) non è possibile prescindere dall'effettiva evoluzione temporale di questi fenomeni; l'uso di metodologie a pprossimate (Frohlich, Morsch, ecc.) conduce a risultati accettabili solo in casi semplici, quali azioni permanenti applicate fin dal principio all'intera sezione.

Un approccio più rigoroso alla soluzione di questi problemi, reso possibile dalle attuali potenzialità del calcolo automatico, comporta la necessità di modellare matematicamente i fenomeni di ritiro e di fluage nel loro doppio aspetto quantitativo e temporale.

La definizione di precise funzioni matematiche incontra serie difficoltà derivanti dai seguenti fatti:

  • una certa aleatorietà dei due fenomeni, legata a quella dei molteplici parametri che li governano;
  • la riconosciuta difficoltà nella interpretazione delle risultanze sperimentali;
  • la conseguente carenza della normativa (quella italiana [2] [3] ignora del tutto il parametro temporale), con notevoli discrepanze, a carico del ritiro, tra la scuola europea (CEB-FIP Model Codes [4]) e quella americana (ACI [5]).

Vale la pena di riassumere per grandi linee i principali strumenti operativi a disposizione dei progettisti in merito ai due fenomeni.


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